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L’inversione termica invernale!

In questo periodo molti di voi l’avranno certamente sentita nominare o letta più volte, nei siti meteo o durante i consueti telegiornali in TV un riferimento all’alta pressione e alla conseguente inversione termica non manca mai, l’intento di questo articolo è chiarire alcuni aspetti che portano alla formazione del secondo fenomeno atmosferico.

Sostanzialmente esistono due tipi di inversione termica, quella in quota e quella al suolo, noi andremo ad analizzare in particolare la seconda tipologia, sicuramente più interessante, sia dal punto di vista scientifico sia da quello “pratico” in quanto tende ad influire pesantemente sul clima negli strati medio-bassi andando ad interessare direttamente la nostra vita quotidiana.

Cos’è l’inversione termica

L’inversione termica al suolo si realizza specialmente nei mesi invernali durante le giornate serene caratterizzate da condizioni di insistente alta pressione. In condizioni atmosferiche standard la temperatura diminuisce con l’aumentare della quota, con l’inversione termica accade esattamente il contrario, ovvero le termiche aumentano con l’altitudine. La perdita di calore per irraggiamento notturno è la causa principe della sua formazione.

Nell’immagine sottostante potete vedere i dati rilevati dal radiosondaggio atmosferico effettuato lanciando il pallone sonda dall’aeroporto di Milano Linate alle ore 12Z (le 13:00 ora locale). Durante il periodo invernale il soleggiamento diurno non è sufficiente a “spezzare” l’inversione termica al suolo creatasi nella nottata precedente, motivo per cui nel primo strato, dal suolo fino ai 497m, la temperatura sale costantemente. Gli effetti saranno temperature fredde al suolo, mantenute tali anche grazie alla formazione delle nebbie che in questo caso si comportano da vera e propria coperta termica.

Nello strato successivo, dai 497m ai 1053m, la temperatura diminuisce leggermente sintomo di una perdita di “potenza” dell’inversione termica al suolo, ecco però venire in suo “soccorso” l’inversione termica in quota. Quest’ultima è generata dai deboli movimenti verticali dall’alto verso il basso delle masse d’aria in seno all’alta pressione, questo movimento è chiamato subsidenza, in sostanza provoca un riscaldamente dell’atmosfera per compressione. Ecco il motivo per cui dai 1053m ai 1583m la temperatura torna nuovamente a salire in modo sensibile.

Dai 1710m anche l’inversione in quota perde gran parte del suo “potere”, la temperatura inizia nuovamente a scendere e lo farà in modo definitivo fino agli alti strati atmosferici.


    



Regno incontrastato della sua generazione è certamente la Pianura Padana, quest’area è infatti caratterizzata da un clima prettamente continentale ovvero risente poco o niente dell’influenza del mare, inoltre le catene montuose che la circondano fanno sì di renderlo un bacino “chiuso”, l’unica vera apertura si trova sulla costa veneto-romagnola.

In Liguria le inversioni termiche al suolo sono irrealizzabili lungo la fascia costiera, per la presenza del mare, vero serbatoio di calore, mentre si generano spesso e volentieri lungo le vallate dell’entroterra come, ad esempio, Sassellese e la Val Bormida che risentono maggiormente del clima padano continentale.

L’Appennino ligure regola in modo determinante il clima invernale della nostra regione riparandoci dalle “bordate” di freddo padano mentre non si può dire la stessa cosa per la fascia costiera veneto-romagnola che non avendo alcun “riparo” orografico alle proprie spalle scende a temperature del tutto simili se non uguali a quelle che vengono riscontrate in pianura, nebbie comprese, inoltre è totalmente esposta alle massa d’aria gelide provenienti dall’Est europeo.

Dall’immagine satellitare si nota chiaramente lo strato di nebbia su gran parte della Pianura Padana causato dall’inversione termica al suolo mentre la Liguria si trova sotto nubi medio-basse causate dai movimenti meridionali di aria mite e umida portata in condensazione dal contatto con i rilievi montuosi nostrani, motivo del tutto differente da quello in esame in questo articolo.




Le conseguenze dell’inversione termica si riscontrano “pesantemente” anche in montagna dove le temperature raggiungono valori totalmente fuori norma per il periodo. Il radiosondaggio registra oggi uno zero termico vicino ai 3800m di quota, le conseguenze sono evidenti nell’immagine webcam della località valdostana di Gressoney, prati verdi al posto del bianco manto nevoso.




  

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